Vorremmo qui proporvi alcune ulteriori riflessioni sul dibattito sull’immigrazione, senza alcuna pretesa di scientificità o completezza, ma nella speranza che possano essere utili a stimolare il dialogo e recuperare un minimo di razionalità su un argomento cosi’ delicato. Pochi giorni fa, sulla web page di uno dei maggiori quotidiani Italiani si poteva leggere il titolo (neanche molto in risalto, per dire la verità): “Donna cinese sgozzata in casa”. Il sottotitolo si premurava di specificare: “La vittima era munita di regolare permesso di soggiorno”. Crediamo che tale modo di riportare una notizia cosi’ drammatica sia emblematico del clima che si respira oggi in Italia. Anche di fronte agli eventi più orribili, un immigrato resta comunque un immigrato, prima ancora di essere un uomo o una donna, un essere umano. Quando una vita e’ stata spezzata in modo cosi’ brutale, e’ veramente importate e prioritario specificare che i documenti della vittima fossero a norma di legge? Quale messaggio subliminale si può evincere da una scelta giornalistica del genere? Forse dovremmo essere ancor più scioccati per il semplice fatto che la persona uccisa era in regola? Magari, se fosse stata un’immigrata clandestina, avremmo forse dovuto concludere che in un certo senso era lei che, come si dice, “se la era andata a cercare?”. Non ce la sentiamo di dubitare della buona fede del giornale in questione, che anzi consideriamo uno degli ultimi bastioni di informazione (più o meno) libera nel paese. Il dato di fatto e’ che l’equazione "immigrato uguale problema uguale criminalità" e’ entrata in modo quasi irreversibile nella psiche collettiva. Ne consegue che certi titoli, che all’inizio degli anni Novanta erano a esclusivo appannaggio di giornali locali più o meno apertamente razzisti e venivano giustamente fustigati nella rubrica Cronaca Vera del settimanale di resistenza umana “Cuore” (un esempio per tutti: “Incidente stradale: morti un uomo e un marocchino”), possono essere trovati al giorno d’oggi anche in testate di ispirazione assolutamente democratica e di fedeltà ai valori di eguaglianza e tolleranza della Costituzione. D’altra parte, e’ vero, oggi al governo abbiamo una partito (La Lega) che non ha esitato per quasi vent’anni a soffiare sul fuoco dell’intolleranza per costruire il proprio capitale politico, i cui eccessi non crediamo possano essere moderati da altre tradizioni politiche che, al di la’ dei pur lodevoli omaggi recentemente pagati ai valori della democrazia e dell’antifascismo, sembrano poi far fatica a liberarsi di certi antichi retaggi nei comportamenti pratici. Non si può tuttavia negare che i raid della polizia nei campi Rom e il dibattito su leggi e pacchetti speciali erano già iniziati al tempo del governo Prodi, in risposta all’orribile omicidio di Roma di cui e’ accusato un Rom, come se la responsabilità penale fosse di un’etnia, e non individuale, e come se nello stesso anno la media di donne uccise in Italia non fosse stata di una ogni tre giorni (ma nei casi, la maggioranza, in cui l’aguzzino e’ un Italianissimo membro della famiglia, non si può sbattere il mostro in prima pagina…). Che fare, allora? Dobbiamo rassegnarci, come adesso, alla politica repressiva di chi impunemente si permette di chiamare gli immigrati “Bingo Bongo” o, nel migliore dei casi, a un “razzismo democratico” di stampo buonista tipo quello proposto dal centro-sinistra (per dirla tutta, sono apparsi a Napoli manifesti firmati dal PD in cui si diceva che e’ giusto chiudere il campo Rom di Ponticelli, che tra l’altro era appena stato dato alle fiamme)? Noi non facciamo finta di avere facili e pronte soluzioni per un problema sociale ed economico cosi’ complesso, ma senz’altro la nostra coscienza non ci permette di accettare quelle che sembrano essere le uniche soluzioni praticabili nel dibattito politico “ufficiale”.
PS: Un grazie speciale per questo contributo ad un nostro caro lettore!!!